Italia/Tajikistan 2010
Dove?
In Asia centrale per essere generici, per essere specifici il viaggio prevede l’imbarco su una nave per Durazzo(Albania) da Bari, dopodiché attraversando Albania e Grecia prevediamo di arrivare in Turchia e sostare a Istanbul, immensa ed eclettica città turca, crocevia dell’Oriente!
Da lì ci sposteremo verso Ankara e poi giù verso la Cappadocia, per ammirarne gli incantevoli paesaggi e un pò più in la il sito di Nemrut Dagi, con la sua collina dalle enormi teste abbattute.
Di un sol fiato verso il confine georgiano guardando le pendici del biblico monte Ararat, mentre ci dirigiamo verso Tblisi e da qui verso l’Azerbaijan, per imbarcarsi da Baku in direzione Aktau (Kazakistan) con un traghetto che fenderà (si spera) le cupe acque del Mar Caspio.
Da Aktau, seguendo un antica via carovaniera che segue la ferrovia per centinaia di chilometri nel bel mezzo del niente, ci dirigeremo verso Nukus attraversando il fondo di quello che meno di cinquanta anni fa era il mare di Aral, ormai prosciugato dalla follia dell’uomo e che ora lascia spazio a uno scenario desertico con enormi navi arrugginite inspiegabilmente arenate dove dell’acqua non c’è più nemmeno il ricordo!
Da Nukus giù veloci fino a Samarcanda, incantevole e antica città dell’Asia Centrale, tappa obbligatoria del commercio lungo la via della Seta.
Ci lasceremo coccolare a ammaliare da Samarcanda per qualche giorno e poi ripartiremo alla volta di Dushanbe, capitale del Tajikistan. Da Dushanbe imboccheremo la M41 mettendo finalmente le ruote sulla trasognata Pamir Highway, nome altisonante che descrive quello che in realtà è un lungo percorso dissestato attraverso le catene montuose del Pamir…i cosiddetti “Pilastri del Cielo”.
Da Kalaikhum a Khorog seguiremo il confine Afgano costeggiando la catena montuosa del Hindu Kush e guardando gli stessi paesaggi che prima di noi videro Alessandro Magno e Marco Polo.
Seguiremo la M41 fino ad Osh e poi attraverso il Kyrgyzstan e da qui rientreremo nuovamente in Uzbekistan dove, a Tashkent, ci aspetta lo spedizioniere per imballare le moto e rispedirci a casa.
Perché?
“Perchè no?”, è la risposta, spesso sgarbata, a quanti fanno questa domanda. Il pensiero più comune è “vai laggiù tra razze diverse e popoli incivili!” oppure “ma cosa speri di trovare?te stesso?”
Un viaggio del genere non lo si fa per esportare la propria cultura o per trovare il proprio Io, ma quello che ci spinge è il bisogno di andare quel passo più in là di quello che conosciamo, di confrontarsi con realtà ben più lontane dalla nostra di quanto si possa immaginare…di andare oltre il sentito dire. Sappiamo bene dove siamo e citando più o meno Rober Pircing: “il proprio io non sta in cima a una montagna, se è lì è perché ce lo abbiamo portato”.
Come?
In moto; e il perché della moto, sta nel fatto che è il mezzo che ti permette di percorrere lunghe distanze, di scoprire nuove strade, di passare in posti dove con altri mezzi sarebbe impossibile restando però sempre a contatto con ciò che ti circonda. E poi…volete mettere il vento in faccia?!
Ce la faremo?
Non lo sappiamo, nel senso che ci sono talmente tante variabili in un viaggio così, che ogni singolo centimetro percorso per arrivare alla meta, sarà un successo! E in questo, la filosofia del rugbista, credo ci aiuterà molto!








